Palazzo ducale: colonnato e capitelli

Palazzo Ducale capolavoro del gotico Veneziano venne edificato in due fasi successive

La prima parte quella che guarda il bacino  e molo risale al  1300

La seconda di fronte a S. Marco venne costruita in un secondo tempo: nel 1400

Era la dimora del Doge e della sua famiglia, nonché simbolo della potenza della Serenissima in particolare della magistratura, quindi sede di giustizia.

Passeggiando lungo il colonnato, guardando all’insù, avrete notato i trentasei capitelli. Varrebbe proprio la pena prendersi del tempo per osservarli con attenzione.

Sono il risultato del lavoro di abili e anonimi scalpellini, chiamati tajapière

Sono delle finestre nel tempo, rappresentano storie di vita quotidiana, allegorie, ma per l’epoca, potevano rappresentare anche delle lezioni di vita, dei moniti.

I capitelli come dicevo sono trentasei, alcuni descrivono le virtù come l’umiltà, l’ onestà la carità e la giustizia; quest’ ultima, poiché considerata la più importante, è raffigurata nel capitello maggiore vicino alla porta di carta (la più prossima alla Basilica di S. Marco) in particolare rappresenta Re Salomone con il bambino conteso dalle due donne.

Riguardo i vizi invece, molto significativo è quello dedicato alla disperazione rappresentata da una donna che si trafigge la gola con una spada, mentre con l’altra mano si strappa i vestiti, ma oltre a questa possiamo vedere anche la vanità, rappresentata da una fanciulla che si guarda allo specchio,

l’invidia una figura femminile con due serpi sul capo i peccati di gola una giovane donna con una coscia di pollo in mano

Alcuni capitelli descrivono i lavori tipici dell’epoca: l’orefice, un ciabattino, un operaio dell’arsenale, un notaio , un fabbro .

Compaiono anche animali e volti umani con diverse espressioni.

La ventiquattresima è la colonna dedicata all’amore ed alla morte, merita di essere osservata con attenzione.

La storia descritta è piuttosto commovente, rappresenta nello specifico, la storia di una famiglia dall’incontro di due innamorati, il corteggiamento, la promessa di matrimonio, in modo molto pudico è rappresentato anche l’ amplesso per poi proseguire con la nascita di un bambino, un’altra scena descrive i genitori assieme al figlio un pò più grandicello, infine l’ultima, sicuramente la più toccante mostra i genitori che piangono la morte del figlio. Per aver scelto questa conclusione, si può pensare come la mortalità infantile all’epoca non fosse affatto un evento raro.

Il diciottesimo capitello, considerato il più bello,  dedicato alle dodici costellazioni

Quindi facciamoci pure venire il torcicollo e non perdiamoci l’occasione di fare un tuffo nel passato.

La descrizione comunque non è completa, ci sarebbe da dire ancora molto … non appena possibile aggiungerò qualche notizia mi più.

21 novembre

I colori sono grigi,  l’aria più umida che mai, 

ma questa non è una giornata qualunque,

l’aria che si respira è speciale, sà di festa, di mistico, d’incenso.

E’ la festa della Madonna della Salute.

Gruppi di devoti, ma anche non,  si avviano a questa meta come attratti da un’energia particolare;

ognuno con il proprio bagaglio di preghiere, suppliche, speranze, da recitare e raccontare.

Ognuno per accendere la propria candela che dev’essere la migliore dev’essere quella in prima fila.

Il ponte di barche è allestito per l’occasione,  il suo tappeto rosso conduce alla Basilica.

Appena entrati, questo particolarissimo santuario, sembra voler accogliere come un abbraccio i numerosi visitatori che sono venuti  da ogni dove per ammirare la Madonna Nera.

In silenzio si ascoltano litanie, riti antichi, si recitano preghiere, tutto il mondo che sta fuori per una manciata di minuti non ci interessa più.

Ci si immerge in una dimensione diversa, atemporale, seppur di tanto in tanto ci venga da sbirciare chi ci sta vicino, come volessimo intuire il motivo che tanto l’ha spinto a compiere questo pellegrinaggio.

Ancora uno sguardo alla  Madonna con il bambino benedicente e al nostro orologio.

Un segno della croce frettoloso e si ritorna alla vita terrena.

All’uscita banchetti con leccornie dai più svariati gusti e colori:  pronti anche loro a tirarci su, palloncini colorati per intrattenere qualche bambino annoiato e si corre al vaporetto con qualche caramella in tasca, per tornare a casa.

Beh il 21 novembre è un pò tutto questo speriamo che la Vergine tanto amata da noi veneziani ci ascolti, ma soprattutto ci perdoni.

Per saperne di più



Questa festività ancora molto sentita dai veneziani ha origini antiche.

Si riferisce alla grande epidemia di peste bubbonica che interessò tutto il nord Italia tra il 1630-1631.

Venezia fu una delle città maggiormente colpite. Sembra che degli ambasciatori provenienti da Mantova (altra città interessata da questa calamità) vennero a Venezia per chiedere aiuto, nonostante fossero stati messi in quarantena all’ isola di S. Servolo, il contagio avvenne lo stesso, diffondendosi in modo brutale a tutta la città.

Nel solo territorio cittadino vi sarebbero stati 47000 morti.

Il doge Nicolò Contarini ed il patriarca Giovanni Tiepolo organizzarono una veglia di preghiera con la popolazione superstite che durò tre giorni e tre notti. Con la promessa di costruire un tempio votivo se la città fosse sopravvissuta.

Poche settimane dopo la peste subì un’importante regressione per poi scomparire definitivamente nel novembre del 1631

Il governo della repubblica, mantenne la promessa , ogni anno a novembre ci sarebbe stata una processione dedicata alla Madonna che da allora venne chiamata della Salute

Il tempio votivo progettato da Baldassarre Longhèna, venne inaugurato il 21 novembre del 1637.