Le frìtole di Casanova… con ricetta

Che  Carnevale  sarebbe senza le amate frittelle. Panifici, pasticcerie, difficile passare avanti indifferenti quando se ne vedono di tutti i tipi.

Ma la ricetta non l’abbiamo inventata noi o meglio non è frutto dei nostri tempi…

Se avessimo fatto una passeggiata nella Venezia tra il ‘600 e ‘700, in particolare nel periodo che andava dal 26/12 al martedì grasso,  lungo il nostro percorso avremmo incontrato i fritoleri. Si trattava di una vera e propria attività che si tramandava di padre in figlio. Le frittelle venivano preparate su dei grandi tavoli di legno, con farina, uova, pinoli, uvetta, latte di capra, strutto e zafferano. Le friggevano in grandi padelle sospese da tripodi. Una volte pronte, le cospargevano di zucchero e le vendevano ancora calde esponendole su dei piatti decorati … una vera e propria prelibatezza. Avrei voluto scattarvi  un’immagine Street di quei tempi , ma sono arrivata con qualche secolo di ritardo e comunque  la macchina fotografica non era ancora stata inventata. Ho dovuto chiedere aiuto a Pietro Longhi, un pittore del ‘700, che con i suoi pennelli ritrasse abilmente una venditrice di frittelle, lasciandoci uno “scatto dell’ epoca” ora esposto a Ca’ Rezzonico.

Di lui C. Goldoni scriveva così

«Fortunato sarà ugualmente il nostro comune amico celebratissimo Pietro Longhi, pittore insigne, singolarissimo imitatore della natura che, ritrovata una originale maniera di esprimere in tela i caratteri e le passioni degli uomini, accresce prodigiosamente le glorie dell’arte della Pittura, che fiorì sempre nel nostro Paese.»(Carlo GoldoniLe commedie, X, 1755)

Nel 1700 in particolare, la frittella divenne il dolce nazionale della Repubblica Serenissima. E gli addetti a tale lavoro formarono una corporazione.

Con tutta questa bella chiacchierata non so voi, ma a me è venuta l’acquolina in bocca e quasi quasi potrei provare a mettere le mani in pasta, o meglio in farina.

Questa volta vorrei attenermi il più fedelmente possibile, alla ricetta originale. Si tratta delle frittelle veneziane ( per sei persone)…

Le frìtole veneziane

Farina 400g, 2 uova intere, Uvetta 100g, zucchero 2 cucchiai, 30 gr di lievito di birra, un bicchiere di latte (io proverò con quello di capra) Rhum 1 bicchierino,  un pizzico di zafferano in alternativa la buccia grattugiata di un limone. Olio di arachidi per friggere. Zucchero per cospargerle.

A questo punto bisogna mettere in ammollo l’uvetta, si setaccia la farina mischiandola assieme allo zucchero ed allo zafferano. La si dispone a fontana ed all’interno vanno messe le uova ed il Rhum oltre all’uvetta ammorbidita. Si procede con l’impasto aggiungendo un po’ alla volta il latte intiepidito. Si amalgama il tutto, in modo da formare un impasto soffice. Il composto verrà lasciato a riposare finché non sarà raddoppiato. A questo punto, si prepara una padella con abbondante olio che dovrà essere molto caldo e si comincia a versare l’impasto a cucchiaiate.

Ora possiamo dire Buon Carnevale !

Alla fine ho trovato anche Casanova !

Le immagini del carnevale, sono un medley degli anni scorsi …

Orecchini veneziani

Signori,dame e baciamano-L'Obiettivo imperfetto

Quest’anno, data la situazione generale, dovrò accantentarmi di guardare il carnevale, attraverso le foto di quelli trascorsi.

Non sarà facile però trovare il tempo, soprattutto quando, trovati cinque minuti, ho a che fare con le birichinate di Teodoro (uno dei miei tre gatti) che per attirare l’attenzione se la prende con le mie povere piante.

Paparazzati da fotografi, strattonati da qualche turista e magari in qualche caso applauditi. È sempre divertente rivedere tutti questi personaggi in cerca del loro autore o ancora meglio del loro momento di gloria.

Arlecchini pulcinelle, cavalieri e dame passeggiano sorridenti, sotto i portici di piazza S. Marco. Le dame, incuranti delle temperature fanno sfoggio di sé, con scollature da far rabbrividire, riparandosi da un timido sole con l’ immancabile ombrellino. Che dire poi dei loro abiti lussuosi impreziositi da gioielli finti o veri che siano.

Leggendo un pò in giro, ho scoperto che la moda degli orecchini a Venezia è arrivata all’incirca nel 1525, infatti dapprima non era ancora un’abitudine in uso dalle veneziane.

Si narra infatti,  che Marin Sanudo, l’autore dei famosi Diari, il 6 dicembre del 1525, fu invitato al matrimonio di una sua nipote presso la contrada di Santa Giustina. Le nozze furono splendide, con trecento invitati e corredate da un sontuoso pranzo, insomma, pare che non abbiano badato a spese.

Ma Marin Sanudo, nel bel mezzo della festa noto’ un piccolo dettaglio’ e scrisse :

… “vidi tra le nobildonne, siora Marina, mia parente…. la qual sia fatto forar le recchie, et con un aneleto de oro sotil portava una perla grossa per banda. Sembra che la cosa lo disturbasse un pochino, dal momento che la considerava un ‘”abitudine delle more dell’Africa”, senza offesa ovviamente per chi ha tali origini.

Le perle scendendo ai lati del viso ne facevano risaltare la bellezza di donna Marina e questo scateno’ la curiosità, ma soprattutto l’invidia da parte delle dame presenti.

Da allora la moda prese piede, a tal punto che la vendita dei famosi “recini”, un anno dopo, nel 1526 fu’ alle stelle.

A Rialto si trova infatti il sottoportego dei oresi, questo perché qui all’epoca venne concentrata tutta l’attività orafa, alcuni di loro impararono la pratica “di forar le recchie senza dolore” , potendone vendere moltissimi, a donne patrizie e cittadine.

Ecco, ora che ci penso, mi viene in mente che mi mancano dei recini pendenti con delle perle e non mi dispiacerebbe averne un paio …..