La Magia della Neve: Un Racconto Invernale

Sono le 4.00 del mattino,

il sonno sembra aver lasciato la stanza in anticipo, mi accorgo che Teodoro (gatto dal pelo color del rame) sta  guardando alla finestra, sembra ipnotizzato: le orecchie sono ritte, gli occhi verdi e vispi seguono strani movimenti.

Mi vengono in mente le previsioni meteo che avevo controllato la sera precedente,

preannunciavano neve: 

la neve stava infatti scendendo… copiosa. Per poterla guardare, mi allungo, senza scendere dal letto, vedo piccoli fazzoletti bianchi volteggiare nell’aria disordinatamente come se non sapessero dove andare.

I tetti ed i cortili si stanno rapidamente imbiancando.

Un vecchio cedro del Libano, aiutato dal vento, muove i suoi rami come volesse mettere ordine a tutto quel vorticoso girovagare.
E ‘ buio

i lampioni accesi creano un effetto surreale, penso che sarebbe bello scendere per calpestare la neve fresca, ma il caldo ed accogliente tepore di una trapunta ha sedato rapidamente istinti puerili.

Teodoro intanto continua a guardare alla finestra.

Mi imbatto in qualche sogno sgangherato interrotto (fortunatamente) da una puntualissima sveglia.

È giunta mattina, mi affaccio subito alla finestra: è tutto bianco ed ovattato e la neve continua a scendere.

I doveri della giornata non lasciano spazio ad esplorazioni mattutine , ma mi riprometto di recuperare più tardi sperando non sia troppo tardi.

La neve del primo pomeriggio non ha mantenuto la sua promessa fatata (probabilmente meglio così) e ha perso gran parte del suo fascino.

Lungo le strade si è ingrigita, ed i tetti ora appaiono come tanti puzzle di chiaro – scuro.

Decido comunque di imbaccucarmi e di camminare allontanandomi dal centro urbano, qui forse, si respira ancora aria di neve.

Il cielo continua a mostrarsi denso ed avvolgente come  imbronciato, con nuvole che appaiono cotonate,

i rami degli alberi sembrano voler creare disegni in controluce, uno di loro conserva ancora qualche piccolo frutto, merli, pettirossi, cince , gliene saranno grati.
I campi, con mia grande soddisfazione, trattengono ancora gelosamente una buona parte del manto nevoso, si sa’ è prezioso per la terra che deve custodire i suoi piccoli tesori.

All’orizzonte la neve sublima, sento alle mie spalle l’alito  affannoso di due  giovani labrador che nella loro passeggiata, superandomi sembrano trascinare il proprio padrone.
Ma da un vecchio cortile mi giunge qualcosa di inaspettato, un profumo, cerco con lo sguardo, riconosco dei rami fioriti:
e’ un calicanto.

I suoi fiori di un giallo pallido non sono tra i più belli ma la fragranza che emanano è un canto che promette primavera.

Edimburgo

E’ ancora buio, ma i caffè cominciano a ripopolarsi di gente, si tiene tra le mani una tazza di caffè caldo guardando fuori dai grandi finestroni una vecchia città che un pò faticosamente comincia a mettersi in moto.

E’ passato un anno, forse poco più, Edimburgo mi piace ricordarmela così di primo mattino, quando fuori la temperatura e’ bella frizzantina, il sole sembra assonnato e voler centellinare ogni singolo raggio di luce, mostrandocelo un pò per volta.

Nonostante la notte non se ne sia ancora andata, le giostre di un luna park sono ormai riposte ordinatamente come balocchi. La gente per le strade si muove frettolosamete, c’è un taxi da prendere, un autobus da rincorrere. I negozi con souvenir di ogni sorta aprono mostrando ciascuno gadget coloratissimi di stile celtico.

È ora di rimettersi in moto, ci si saluta con un goodbye, armi e bagagli ed usciamo dal caffè. A venirci incontro è un vento leggero ma tagliente, che si allunga per accarezzarci il viso, lasciandone arrossire le gote e la punta del naso.

Le mascherine non avevano ancora fatto la loro comparsa.

Ci aggiriamo tra vie abbracciate da alti muri antichi e scuri. Inutile trattenere il riferimento a storie fantasiose, magari dal sapore drammatico.

Nel frattempo, la luce ha preso possesso della giornata tutto ora appare più nitido.

Mi piace osservare la gente che incontro per strada, si vedono gli stili più disparati: c’è chi sembra quasi ostentare un aspetto trascurato, altri invece vogliono essere fedeli alle proprie tradizioni, indossando il famoso kilt scozzese con nonchalange e disinvoltura (infischiandosene anche delle temperature), ognuno si muove con addosso la propria storia, con in mano il proprio bagaglio di vita, verso la propria meta.

Edimburgo poco prima di Natale …