Dopo i giorni della merla… vien la Candelora.

Quando vien la candelora de l’ inverno semo fora, ma se piove e tira vento de l’ inverno semo dentro.

Quante volte in passato, ho sentito questo proverbio.

Ai tempi della scuola, la mattina in cucina, ancora un pò assonnati ci si preparava bevendo una tazza di latte caldo e  mangiando biscotti, pane e marmellata. Qualcuno dei “grandi” intonava questo proverbio quasi come una cantilena,  molto spesso venivano raccontati  aneddoti di lontani trascorsi.  Si guardava fuori dalla finestra e si facevano pronostici meteorologici, nella speranza che l’inverno potesse finire al più presto.

A quell’ora era ancora buio, molto spesso appoggiando il naso al vetro, si intravvedeva della brina ghiacciata su tetti e sulle fronde degli alberi, tutto questo conferiva un aspetto magico, soprattutto per noi bambini che guardavamo incantati, mentre gli adulti commentavano un pò scoraggiati. Così dopo esserci ben rifocillati, ci si infilava addosso cappotto, guanti, sciarpa e berretto, si metteva la cartella in spalla e si usciva pronti a fare i conti con il generale inverno. Ma ahime’ spesso il proverbio aveva ragione e la maggior parte delle volte voleva dire: cari miei l’inverno non è ancora finito.

Dopotutto un generale non si arrende tanto facilmente.

Quando arriva la  Madonna Candelora, si celebra il rito di purificazione della Vergine Maria e la presentazione di Gesù al tempio, 40 giorni dopo la nascita, come prevedeva la legge giudaica per i primogeniti maschi . Venne chiamata così perché  il 2  febbraio si  benedivano le candele, avrebbero avuto il ruolo di proteggere da calamità e tempeste. La luce delle candele accese vuole simboleggiare Gesù Cristo luce del mondo. Si tratta in realtà di una tradizione molto antica, risalente al periodo precristiano .

Presentazione al tempio di Gesù  di Andrea Mantegna

Il giorno della candelora è preceduto dai tre giorni della merla 29-30-31 gennaio, secondo la tradizione popolare considerati i giorni più freddi dell’ anno, ma anche quelli che segnano la conclusione del periodo invernale, sicuramente molto più temuto in passato rispetto ad oggi. Queste tradizioni sono costellate da racconti e leggende.

In particolare, riguardo i giorni della merla, si narra che in passato vi fu’ un  un gelido inverno, forse il più gelido che vi sia mai stato. Una merla ed i suoi piccoli, furono costretti a trovare riparo dal gran freddo, che altrimenti non avrebbe lasciato loro scampo. Videro in lontananza, il fumo di un camino e quando lo raggiunsero si resero conto che questo luogo era caldo ed accogliente anche se fuligginoso. Vi trovarono riparo per ben tre giorni di tormenta, passati i quali le temperature si mostrarono più miti e così uscirono al primo raggio di sole per ritornare al loro nido, ma guardandosi l’un con l’altra si resero conto che le loro piume era diventate tutte nere.

Altri invece raccontano di una merla dal bellissimo piumaggio bianco, continuamente beffeggiata dall’ inverno, il quale non le voleva dare tregua tormentandola, con le sue gelate. Così la povera merla, cominciò ad accumulare cibo per lei ed i suoi piccoli in modo da non dover più uscire dal nido per un mese intero. Ma Gennaio che fino ad allora durava 28 gg, prese in prestito da febbraio tre giorni, per far scendere freddo e gelo in quantità. La merla dovette quindi trovare rifugio in un camino che la salvò , ma terminati i tre giorni, quando uscì, si accorse di essere diventata tutta nera come i suoi simili.

Ed allora, in questi giorni, auguriamoci di vedere il sole e sentirci accarezzare da temperature gentili, le gemme sono ormai pronte.

Il 17 febbraio, tradizioni nuove ed antiche a Venezia

Teodoro un gatto che non è un santo-l'obiettivo imperfetto

Sarà che il 17 di febbraio è la giornata dedicata a tutti i gatti

Sarà che Teodoro è il tipico gatto rompiscatole desideroso di essere sempre al centro dell’attenzione

Sarà che, comunque sia, I gatti c’entrano sempre con Venezia.

Ma perché la foto di gatto Teodoro ?

Il motivo si nasconde nel suo nome ed ha a che fare con le radici profonde di questa città.

Ed allora?

Si da il caso che il 17 febbraio sia dedicato, tra i vari santi, anche a S. Teodoro

… e forse, molti non sanno che è stato il primo patrono di Venezia, la sua storia è ancora ricca di mistero.

Ebbene si

Si tratta di Teodoro di Amasea nato nel III secolo.

Il nome deriva dal greco Tyron, che significa soldato, infatti fu proprio un soldato greco dell’ esercito romano e come purtroppo succedeva in quei tempi, subì il martirio per la fede in Cristo, sembrerebbe proprio il 17 di febbraio nel lontano 306. Negli anni a venire, il culto del santo si diffuse moltissimo in tutto l’oriente e l’impero, così che Venezia lo ebbe come patrono.

Le spoglie però, in un secondo momento vennero trasferite a Brindisi, così nel 1267 a Venezia arrivarono delle altre reliquie relative ad un S. Teodoro di Eraclea Sintica. Questo fatto, contribuì a creare uno sdoppiamento del santo in due personaggi cosicché in alcune immagini, vengono raffigurati insieme.

Il culto di questo santo venne pian piano soppiantato da S. Marco nell’828 circa, quando le sue spoglie furono trafugate da dei mercanti veneziani ad Alessandria d’Egitto e portate a Venezia. Sulla piccola chiesa di S. Todaro (com’era chiamato dai veneziani) venne eretta la Basilica di S. Marco.

A Venezia vi sono ancora molte tracce che lo ricordano, una delle più famose è in piazza S. Marco.

La colonna di S. Todaro

Le due colonne di Piazza S.Maeco, in una giornata piovosa-l'obiettivo imperfetto

Se guardiamo all’insù, sulla sommità della colonna di destra, si riconosce l’immagine di un soldato in armatura (S. Teodoro) che sovrasta un drago (l’immagine è assimilabile ad un coccodrillo)

La statua di S. Teodoro, ha ancora un grande valore simbolico, rappresenta quella che è sempre stata la caratteristica di Venezia, quella di far incontrare culture diverse, infatti, venne realizzata nel 1310, con materiali diversi e di provenienza diversa, in particolare la corazza è dello stesso marmo usato per il Partenone, la testa ed il busto, provengono da statue di imperatori romani, lo scudo è in pietra d’Istria, mentre il marmo usato per gambe, braccia e drago da un’isola tra il Mar Nero ed il Mar Egeo.

S. Teodoro è ancora considerato il patrono di soldati e reclute.

Sarà un fatto…. ma gatto Teodoro ha un carattere da vero guerriero, le striature del suo manto, ricordano mosaici e riflessi color oro, su acque lagunari.

Buon 17 febbraio…