Edimburgo

E’ ancora buio, ma i caffè cominciano a ripopolarsi di gente, si tiene tra le mani una tazza di caffè caldo guardando fuori dai grandi finestroni una vecchia città che un pò faticosamente comincia a mettersi in moto.

E’ passato un anno, forse poco più, Edimburgo mi piace ricordarmela così di primo mattino, quando fuori la temperatura e’ bella frizzantina, il sole sembra assonnato e voler centellinare ogni singolo raggio di luce, mostrandocelo un pò per volta.

Nonostante la notte non se ne sia ancora andata, le giostre di un luna park sono ormai riposte ordinatamente come balocchi. La gente per le strade si muove frettolosamete, c’è un taxi da prendere, un autobus da rincorrere. I negozi con souvenir di ogni sorta aprono mostrando ciascuno gadget coloratissimi di stile celtico.

È ora di rimettersi in moto, ci si saluta con un goodbye, armi e bagagli ed usciamo dal caffè. A venirci incontro è un vento leggero ma tagliente, che si allunga per accarezzarci il viso, lasciandone arrossire le gote e la punta del naso.

Le mascherine non avevano ancora fatto la loro comparsa.

Ci aggiriamo tra vie abbracciate da alti muri antichi e scuri. Inutile trattenere il riferimento a storie fantasiose, magari dal sapore drammatico.

Nel frattempo, la luce ha preso possesso della giornata tutto ora appare più nitido.

Mi piace osservare la gente che incontro per strada, si vedono gli stili più disparati: c’è chi sembra quasi ostentare un aspetto trascurato, altri invece vogliono essere fedeli alle proprie tradizioni, indossando il famoso kilt scozzese con nonchalange e disinvoltura (infischiandosene anche delle temperature), ognuno si muove con addosso la propria storia, con in mano il proprio bagaglio di vita, verso la propria meta.

Edimburgo poco prima di Natale …

Passi

L’ eco di passi solitari, risuona sui vecchi muri: quante cose avrebbero da raccontarci se solo potessero parlare.

Ma ascoltando bene, forse si può ancora sentire la loro voce appena sussurrata, una voce proveniente da tempi remoti che vuole raccontare storie di viaggi, incontri, battaglie e pestilenze.

La loro voce è accarezzata da una brezza che nasce da rive lagunari ancestrali per arrivare a lambire le vecchie calli.

Se solo li potessimo udire, se solo li potessimo ascoltare. M.Elisa L.

Dedico queste immagini e poche righe, belle o brutte che siano, ad un mio caro amico e collega che in questa grigia giornata di Dicembre se né andato, portato via dal Covid.

Amava Venezia, amava la fotografia, amava vivere.